Definizione di lavoro notturno e sorveglianza sanitaria obbligatoria
L'art. 1 del D.Lgs. 66/2003 definisce periodo notturno un intervallo di almeno 7 ore consecutive comprendenti la fascia tra la mezzanotte e le cinque del mattino. È lavoratore notturno chi svolge in via non eccezionale almeno 3 ore del proprio orario giornaliero nel periodo notturno, oppure chi vi lavora per un minimo di giornate all'anno stabilito dai contratti collettivi (in assenza di previsione contrattuale, almeno 80 giorni lavorativi).
La tutela sanitaria è fissata dall'art. 14 del D.Lgs. 66/2003: i lavoratori notturni devono essere sottoposti, a cura e a spese del datore di lavoro, a una valutazione dello stato di salute preventiva (prima dell'adibizione al turno di notte) e a controlli periodici almeno ogni due anni, per verificare l'assenza di controindicazioni. Gli accertamenti sono svolti dal medico competente o, in sua assenza, dalle strutture sanitarie pubbliche. Nella pratica, quando il lavoro notturno emerge dalla valutazione dei rischi, il medico competente lo inserisce nel protocollo sanitario e la periodicità può essere più ravvicinata in base all'età, alle patologie e agli altri rischi della mansione. In caso di inidoneità al lavoro notturno, accertata dal medico competente o dalle strutture pubbliche, il lavoratore ha diritto ad essere assegnato al lavoro diurno, se esistono mansioni compatibili (art. 15 D.Lgs. 66/2003).
Il quadro si completa con i divieti e le esclusioni: è vietato adibire al lavoro notturno le lavoratrici dalle ore 24 alle 6 dall'accertamento della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino (art. 53 D.Lgs. 151/2001), e non sono obbligati a prestarlo, tra gli altri, la madre o il padre di un figlio di età inferiore a 3 anni e chi assiste un disabile ai sensi della L. 104/92. I settori più interessati — sanità, vigilanza, logistica, panificazione, industria a ciclo continuo — sono approfonditi nella pagina dedicata al medico competente per il lavoro notturno; per attivare i controlli previsti dalla legge il primo passo è la nomina del medico competente.